Quella correlazione tra pornografia e prostituzione che molti rifiutano di vedere

07/05/2019

Esistono persone contrarie alla prostituzione ma favorevoli alla pornografia. La motivazione? Secondo loro, nel caso della prostituzione, le donne (che rappresentano la stragrande maggioranza delle persone coinvolte nell’industria del sesso) mettono da parte i propri desideri sessuali per soddisfare quelli dei compratori, cosa che non accarebbe nel caso della pornografia, in cui gli attori si scambierebbero reciproco piacere e mostrerebbero una sessualità paritaria. Addirittura c’è chi sostiene che i due settori non abbiano niente in comune. Ovviamente noi riteniamo che la verità sia un’altra, ossia che pornografia e prostituzione siano strettamente correlate tra loro, e nel prosieguo forniremo 6 motivazioni che ci hanno portato verso questa conclusione.

1. LA MERCIFICAZIONE

Come nella prostituzione, due persone hanno rapporti sessuali in cambio di denaro. Non è detto che si piacciano, ma non importa: i soldi compensano tutto.

2. L’ESCLUSIONE DEI PROPRI DESIDERI SESSUALI

È il pornografo a decidere lo svolgimento delle scene, la loro durata e le pratiche da assegnare agli “attori”. Può decidere che vengano girate scene di sesso anale per 2 ore di fila (chi guarderà il filmato ne vedrà circa 15 minuti) e nessuna delle due persone coinvolte può contestare – molte donne prendono degli anestetizzanti per sopportare il dolore fino alla fine delle riprese.

3. GLI INSULTI SESSISTI CONTRO LE DONNE

Leggendo le recensioni pubblicate dai “clienti” delle donne prostituite su siti come GnoccaTravels GnoccaForum, non si può non notare la spaventosa quantità di insulti sessisti rivolti contro di loro. Gli “attori” porno di sesso maschile insultano le “colleghe” durante le riprese con epiteti del tipo: zoccola, puttana, cagna. Dovendo dare una descrizione del prodotto venduto, gli stessi pornografi si esprimono così: “In questo film troie calde vengono scopate da cazzoni lunghi e duri“.

4. L’ECCITAZIONE NELLA VIOLENZA SESSUALE

Come abbiamo dimostrato in un nostro articolo sulla pornografia, nelle scene lo stupro viene erotizzato. I pornografi scrivono sceneggiature in cui le casalinghe vengono violentate dai mariti padroni, le prigioniere di guerra dai soldati e le ragazzine da parenti o professori. Nel porno mainstream, per esempio, troviamo l’abuso di potere da parte del maschio che, seguendo lo stereotipo della parte “attiva” della coppia, brutalizza, rivolgendosi a lei con epiteti misogini, la “cara collega”, a cui peraltro schizza dello sperma in faccia mentre è in ginocchio, un palese segno della sottomissione femminile. Infatti è sempre l’orgasmo maschile ad avere l’ultima parola. Succede anche nella prostituzione, dove, stando alle recensioni dei compratori, ci si eccita nel sentire la donna mugulare per il dolore provocato da 20 minuti di sesso anale violento.

5. SEMPRE PIÙ RICHIESTE DI CANONI ESTETICI PRESENTI NELLA PORNOGRAFIA

In molti bordelli gli addetti alla reception ricevono da parte dei compratori richieste di donne giovani con seni molto prosperosi,  “labbroni a canotti” (o “da pompinara”), glutei abbondanti e sodi e totale depilazione delle parti intime. L’ex addetta alla reception di un bordello australiano ha raccontato come le donne prostituite lì si sottopongano ad interventi di chirurgia estetica, spendendo la maggior parte dei loro guadagni, per incrementare la domanda. Ogni anno il numero di donne che usano la chirurgia estetica per rispecchiare determinati canoni nell’industria del sesso in cui sono coinvolte è in forte crescita. Più somigliano alle “attrici” hard che alimentano le fantasie maschili, più aumenta la domanda.

6. L’EMULAZIONE

Ci sono bordelli nelle cui camere piazzano degli schermi sui quali trasmettere le scene di un film porno. Tale trovata non serve né a creare la “giusta atmosfera” né ad eccitare le persone che vi entrano. Molte donne prostituite lamentano il fatto che i compratori vogliano emulare la performance trasmessa sullo schermo. Pretendono determinate posizioni, sesso orale violento (con tanto di conati di vomito e soffocamenti) e brutali penetrazioni anali.
Se non eseguono perfettamente quanto è stato richiesto, vengono svilite e criticate alla reception. L’ego maschile che si alimenta grazie all’immagine del maschio virile che domina la femmina passiva, immagine ampiamente diffusa dalla porno mainestream.
Dando un’occhiata alle recensioni pubblicate su GnoccaTravels o GnoccaForum, infatti, sembra di leggere i riassunti di scene pornografiche, con gli stessi insulti misogini con i quali gli “attori” maschi degradano le loro “colleghe”.

Chi continua a sostenere che pornografia e prostituzione siano due mondi a parte dovrebbe analizzare entrambe più a fondo, per capire che sono due facce della stessa medaglia.

Sfasiamo il mito del buon cliente!

Copertina di un fumetto realizzato da Chester Brown

03/05/2019

Non so se sono tutti come me, probabilmente no, immagino che ce ne siano di pessimi e che non siano piacevoli da sopportare. Non nego che ci siano donne sfruttate ma non sono quelle alle quali mi sono rivolto io. Continuo a farlo ancora oggi. Mi piace. Sono le otto di sera, finisco il lavoro e poi vado a cena. Mi preparo con accuratezza. Faccio la barba, una doccia, metto abiti comodi e vado a incontrare una donna che per una cifra X fa sesso con me e poi mi accarezza, a lungo, e mi abbraccia come se io fossi la persona più importante di tutta la sua vita.
Presunta testimonianza di un compratore di sesso pubblicata sul blog Al di là del Buco

Edulcorare la figura del compratore di sesso, il cosiddetto “cliente”, è una delle prerogative degli attivisti pro-prostituzione, i quali, paradossalmente, si dichiarano paladini per i diritti delle donne e l’uguaglianza sociale. Spesso aprono dei blog e, smanettando un po’ sulla tastiera del computer, inventano storie colorite e rosee in cui gli uomini che comprano sesso figurano come dei buoni samaritani affettuosi e dolci in cerca di affetto. Inutile dire che non crediamo ad una sola parola di quanto viene pubblicato su quei siti. Tornando sempre alla summenzionata testimonianza (presunta) di quel compratore per il blog Al di là del Buco, c’è un passaggio che ci ha fatto riflettere e poi convenire sulla sua infondatezza:

La prima volta che andai con una prostituta per me fu come violare tutti i miei principi. Quelli che non ci vanno, per esempio, del “non averne bisogno” ne fanno un punto d’orgoglio. Sono gli uomini, per primi, per puro machismo, a porre uno stigma sugli uomini che vanno a puttane, perché andare a puttane sarebbe come essere un maschio inferiore, mancante di virilità, malato, comunque non adeguato ai loro standard. Questa è la favola che questi patriarchi si sono costruiti in testa, anche se poi sono più puttanieri loro di quanto non lo sia io. Sono sessisti, pagano una cena a una donna e pretendono sesso. La portano al cinema e poi pretendono sesso. Forse la sposano e la mantengono, perfino, e, comunque, pretendono sesso. Però essere puttanieri con un contratto socialmente riconosciuto fa di loro degli uomini migliori e invece quelli come me sono visti come maiali, pessimi, saremmo noi quelli che considerano le donne come merce.

Si tratta, ovviamente, di un ragionamento acritico e tutt’altro che corrispondente alla realtà. Innanzitutto non è assolutamente vero che gli uomini pongano uno stigma nei confronti dei compratori di sesso. Anzi, sono milioni di uomini ad avallare il fenomeno della prostituzione acquistando prestazioni per strada, nei bordelli, sui siti di escort e nelle mete del turismo sessuale. Esistono padri che portano i figli minorenni dalle donne prostituite perché “devono fare esperienza”, lavoratori che fanno una colletta per raggiungere una somma tale per cui pagare una escort per il compleanno del loro collega, gruppi di amici che festeggiano l’addio al celibato nei bordelli di Amsterdam.
Quelli che “non ne abbiamo bisogno” ostentano nel contempo il fatto di avere la “figa gratis”, riferendosi alle rispettive compagne o alle ragazze incontrate in discoteca. Si tratta pur sempre di oggettificazione, che è più o meno l’altra faccia della medaglia di quelli che “stare con una donna costa troppo perché devi pagarle la cena e mantenerla una volta sposati, meglio farsi una puttana, così sei più appagato e spendi di meno”. Questo tizio (ammesso che esista davvero), che utilizza termini come “partriarchi” e “sessisti”, non ha bisogno di un contratto per utilizzare le donne come merce. La differenza tra lui e quelli che disdegna è questa. Per dimostrare di essere degli uomini virili anziché “froci”, “checche” e “femminucce”, gli uomini vanno a prostitute e, nel recensirle, utilizzano il machismo più becero e sessista. Siti come GnoccaTravels, EscortAdvisor e Gnoccaforum ne sono la prova inconfuntabile.

La propaganda messa in atto dagli attivisti pro-prostituzione non è soltanto il frutto di una spaventosa malafede, ma anche nociva per le battaglie condotte dalle donne nel secolo scorso per avere dei diritti ed una parità sociale con gli uomini. Non si può liquidare la questione con il luogo comune “è il mestiere più antico del mondo”, considerato che è una castroneria enorme. Essendo esentate da qualsivoglia lavoro produttivo, le donne che non volevano sposarsi né avere figli dovevano pur mettere il pane a tavola, e quindi la prostituzione era la cosiddetta “ultima spiaggia”. Infatti non risulta che secoli addietro agli uomini che ricevevano un’istruzione e l’accesso a prestigiose carriere venisse offerta la prostituzione come fonte di reddito. Succedeva, guarda caso, a chi il diritto all’istruzione e alla carriera produttiva veniva negato: alle donne. Dunque non è il mestiere più antico, ma l’oppressione più antica.
I governi dei Paesi che l’hanno regolamentata ritengono di averlo fatto per garantire alle donne prostituite controlli e tutele, dato che rischiano di essere stuprate, picchiate o uccise. Se esiste un rischio simile non è certamente colpa di un macchinario utensile o di un muro costruito approssimativamente, bensì di un uomo in carne e ossa che perpetra azioni misogine quali la violenza sessuale e il femminicidio. Da un lato si riconosce la pericolosità del compratore come potenziale violentatore e femminicida, ma dall’altro non lo si vuole criminalizzare. Questa contraddittorietà incrina fortemente l’idea del cliente buono e rispettoso designata dai pro-prostituzione.
Definire rispettoso un compratore di sesso equivale a definire tale un serial killer che uccide le sue vittime in modo indolore. Quale rispetto può avere un uomo che pur di soddisfare i propri desideri sessuali paga una donna perché metta da parte i suoi, abusando così del potere conferitogli dai soldi? Ciò che hanno in tasca li fa sentire potenti, inattaccabili. Una donna bisognosa, specialmente se straniera o madre disoccupata, in assenza di aiuti da parte delle Istituzioni, diventano gli oggetti sessuali di questi uomini meschini e viscidi, ai quali viene addirittura offerto il privilegio di recensirle su Internet con insulti ed espliciti riferimenti alla violenza sessuale. Poi ci sono quelli che scoprono situazioni di sfruttamento e di tratta ma che comprano lo stesso le prestazioni, perché il bisogno di raggiungere l’orgasmo vale più della dignità delle donne che utilizzano. Altri ancora, invece, decidono di starne fuori, fingendo che non stia accadendo niente di sbagliato.

La principale causa di morte delle donne prostituite riguarda i compratori di sesso. Talvolta le uccidono dopo averle stuprate perché non hanno eseguito la prestazione secondo i canoni richiesti, talaltra le soffocano durante una pratica sessuale estrema. Costituendo la principale causa di decessi tra le prostituite, fanno sì che il mito realizzato in loro favore venga visto per ciò che realmente è: una menzogna.
Continueranno a vedere le donne come masturbatori viventi. Dalla loro parte avranno i misogini più incalliti, inclusi gli attivisti pro-prostituzione, che pur di proteggere i loro pupilli non faranno altro che inveire contro lo “stigma” delle persone abolizioniste di fronte all’ennesima donna stuprata ed assassinata da un uomo coinvolto nel commercio sessuale.
Il mito del buon cliente è un’invenzione misogina per mandare avanti un fenomeno globale su cui si basano miliardi di introiti. Sfasiamolo!


Turismo sessuale minorile: smettiamola di voltarci dall’altra parte

Illustrazione di Hanna Barczyk per NPR

29/04/2019


Le stime della onlus Ecpat, Ending Child Sexual Exploitation riportano, sulla base di un’analisi pluridecennale, che l’Italia detiene il primato per il turismo sessuale nelle classifiche mondiali. Sono circa 80mila gli italiani che ogni anno acquistano sesso durante un viaggio di lavoro o una vacanza. Le indagini svolte dai membri della onlus hanno anche consentito di scoprire che molto spesso il commercio del sesso si concentra sui soggetti minorenni: adolescenti e bambini.

I Paesi più ambiti sono: Brasile, Kenya, Moldavia, alcuni Paesi dell’Europa orientale e la Thailandia. I “turisti”, ai quali noi preferiamo affibbiare l’etichetta pedofili stupratori, sono di età compresa fra i 30 e i 50 anni, con un buon titolo di studio e un lavoro facoltoso.
Si tratta di single, fidanzati, sposati, con dei figli che li aspettano a casa.
Non accetterebbero neanche lontanamente l’idea che sui loro bambini venissero perpetrati degli abusi sessuali, né farebbero mistero di un legittimo, comprensibile desiderio di rivalsa nei confronti dei colpevoli.
Ma non si fanno scrupoli a violentare a pagamento dei ragazzini e delle ragazzine di 7-8 anni per una cifra equivalente a 5 euro. Le loro vite con contano. Perché appartengono ad un paese povero, perché le loro famiglie li vendono come fossero oggetti sulla bancarella di un mercato, perché nessuno si prende cura dei loro diritti. Sono i figli di nessuno, ma diventano proprietà degli uomini italiani facoltosi che sfuttano le situazioni di povertà e di degrado culturale del luogo in cui decidono di mettere in mostra il loro potere vigliacco e violento.

Ma come fanno ad arrivare ai soggetti minorenni? Che l’industria del sesso sia un fenomeno a livello globale non ci sono più dubbi, per cui potremmo porre domande del tipo “come fanno i ‘clienti’ a raggiungere le donne vittime di tratta?”
Quando un’industria produce, esattamente come nel caso di specie, si crea il cosiddetto giro di affari, e, in concomitanza, le voci viaggiano e si diffondono fino ad arrivare alle orecchie dei diretti interessati. Non è difficile. Nel caso delle donne prostituite per strada o nei bordelli, esistono siti come GnoccaTravels, dove i compratori di sesso recensiscono le loro “prodezze” compiute nelle mete del turismo sessuale, riportando i prezzi e la qualità delle prestazioni offerte dalle donne. Nel caso del del turismo sessuale minorile, invece, uno dei mezzi di divulgazione più utilizzati è il dark web, ossia il lato oscuro del web, cui si accede tramite software e programmi con rigide procedure di accesso. I trafficanti caricano del materiale pedopornografico su alcuni siti, aggiungendo email o link con cui contattarli. Talvolta pubblicano dei veri e propri cataloghi con foto, età e caratteristiche fisiche ed etniche dei bambini che vendono.
Come abbiamo detto sopra, non è difficile. Se il commercio consente di ottenere ingenti guadagni, chi lo gestisce cerca di accrescerlo. L’unico modo per riuscirci è avere un alto tasso di compratori. E poiché l’industria del sesso è molto fruttuosa, dobbiamo convenire che i suoi finanziatori sono moltissimi.

L’Ecpat, Ending Child Sexual Exploitation ha concluso la sua indagine riportando che il 95% di coloro che usufruiscono del turismo sessuale è di sesso maschile. Ancora una volta, ma senza alcuno stupore, constatiamo che questo fenomeno sussiste a causa degli uomini.
Gli uomini l’hanno fatto nascere e solo gli uomini potranno porvi fine. Se non c’è domanda, decade l’offerta. Ma nell’industria del sesso la domanda c’è ed è molto alta, come dimostra l’allarmante dato degli 80mila italiani coinvolti.
Abbiamo a che fare con degli uomini di grande cultura, esercitanti di facoltose professioni.
Li incrociamo per strada, in comune, nei negozi, al bar; ceniamo accanto al loro tavolo del ristorante, li urtiamo per caso al supermercato; li chiamiamo professore, avvocato, dottore, giudice, zio, frattello, nonno, papà.
Sono feroci uomini ordinari, predatori sessuali e deturpatori della dignità altrui, che sradicano l’innocenza e divorano l’infanzia dei bambini. Non possiamo più voltarci dall’altra parte. Sono tra noi. Fanno parte del tessuto sociale. Votano, lavorano e hanno una famiglia.
Sono lupi travestiti da agnello. I bambini girano in mezzo a loro, come vittime ignare del morso fatale che porterà via la loro innocenza.
Non possiamo più voltarci dall’altra parte. Non più.






La pornografia rende legittima la violenza contro donne e bambine

Screenshot fatto ad un video pornografico

26/04/2019

Quanto deve essere eccitante l’idea che due ladri entrino in un’abitazione e stuprino un’adolescente che non ha mai avuto rapporti sessuali? Il filmato, che può essere visionato digitando su Google la sigla messa in alto (“Submissive Teen Dominated By Two Huge Cocks”), dovrebbe eccitare sessualmente chi lo guarda. Lo stupro di una teenager dovrebbe provocare un’erezione negli uomini i quali, attraverso questa fantasia pedofila, sessista e violenta, potrebbero anche masturbarsi e arrivare all’orgasmo.
I difensori dell’industria pornografica giustificano filmati del genere adducendo come motivazione la libera scelta dell’attrice. E chi se ne frega? Il messaggio passa ugualmente: lo stupro viene erotizzato a mo’ di avventura piacevole.
La libertà non consiste nel diffondere immagini misogine e violente, come in effetti fa il porno da molti anni.

La pedopornografia è illegale e il possedere immagini o video al riguardo costituisce un reato. Ma non lo è quando una ragazza maggiorenne decide di interpretare il ruolo di una bambina abusata da un pedofilo. Lo screenshot che segue è coperto perché l’immagine è davvero disgustosa:


I difensori dell’industria pornografica troverebbero delle giustificazioni anche in questo caso, usando sempre come scudo il concetto di autodeterminazione e libertà, sebbene includa la diffusione di filmati a favore della pedopornografia.

Ma andiamo avanti. La violenza domestica è un fenomeno preoccupante. Le donne ne sono vittime tutti i giorni e i figli anche. Nello screenshot che segue, invece, uno stupro domestico può risultare sessualmente eccitante. Un marito padrone brutalizza a violenta la moglie in cucina:

“Marito violento brutalizza la sua moglie carina in cucina!”

Gli screenshot che seguono sono un misto di: pedofilia, stupri e violenze coniugali, prostituzione di strada, stupri razzisti, stupri di guerra ecc.


Considerando questa mole di elementi, la domanda sorge spontanea: perché un’immagine omofobica o razzista viene – giustamente – censurata e stigmatizzata, mentre l’odio e la violenza contro le donne possono addirittura essere diffusi come materiale con cui masturbarsi e da cui, nei casi peggiori, prendere esempio? Se la risposta si riduce alla libera scelta delle “attrici” e alla sedicente autodeterminazione, allora liberi lo sono anche gli omofobi e i razzisti, con la sola differenza che – ripetiamo, giustamente – vengono censurati.
La misoginia, invece, può dilagare liberamente.




La sconcertante mostruosità del compratore di sesso

Recensione di un compratore di sesso su una donna prostituita in un locale a luci rosse di Puerto Princesa, Filippine

24/04/2019

Lo screenshot soprastante riguarda la testimonianza di un compratore di sesso che acquista prestazioni in vari Paesi del mondo, in particolare in quelli poveri. Questo episodio è accaduto a Puerto Princesa, nelle Filippine. “Jack Sparrow” è il soprannome affibbiato al pappone (Papasan) di queste ragazze prostituite, che lui definisce ‘muta di suine’. In effetti, gli vengono presentate come animali da monta, oggetti per il proprio appagamento.
Secondo il suo racconto, il pappone passa in rassegna le ragazze con il suo sguardo severo, facendogli intuire di essere il detentore di una sorta di controllo nei loro confronti. “Diosolo sa che cazzo combina lì dentro con quelle poverette” dice. Sa che queste ragazze sono controllate da un magnaccia, che le sfrutta e gestisce i loro guadagni, ma prosegue: “In ogni caso siamo qui, e di certo non torno indietro a mani vuote.”
Non solo è consapevole della drammatica situazione di queste ragazze, ma decide, con assoluta consapevolezza, di comprare lo stesso delle prestazioni perché il bisogno di svuotare i testicoli è più importante della loro dignità. Ora non gli resta altro che scegliere.
E, infatti, sceglie. La ragazza sembra minorenne, quindi chiede al pappone di mostrargli l’Id card, come se falsificarne uno fosse difficile! Il sospetto che in un paese povero vengano coinvolte delle minorenni non lo persuade affato.
Il pappone decide il prezzo e il tempo. Per caso ha chiesto alla ragazza se fosse disposta ad avere rapporti sessuali per due o tre ore? No, non l’ha chiesto. E perché mai dovrebbe? I suoi desideri sessuali, che includono anche la durata del rapporto, non contano. Come un oggetto, viene data in prestito.




Prosieguo della recensione

Una volta presa in prestito la ragazza, il cui nome – non si sa se sia vero o di fantasia – è Lu, vanno in una stanza. “Mentre foto Lu” dice, “le alzo una zampa”, come se stesse parlando di un animale, cosa che conferma nel successivo screenshot:

Prosieguo della recensione

Una volta usata come si deve, come un oggetto, la riconsegna al proprietario.

I difensori dell’industria del sesso stanno facendo gli interessi di questi uomini misogini e violenti che vedono le donne come dei sex toys in cui masturbarsi. Anche se si trovano di fronte a situazioni di sfruttamento e di tratta, il loro obiettivo è quello di avere un orgasmo, indipendentemente dal consenso delle donne che utilizzano.
Se si vuole vivere in una società più civile e paritaria, bisogna battersi per l’approvazione del Modello nordico, perché gli uomini che vedono le donne come contenitori o animali da monta non possono contribuire alla realizzazione di tale società. Se non le considerassero tali, non comprerebbero prestazioni sessuali. Questa è una certezza.

Quell’ipocrisia nel combattere il linguaggio sessista sul lavoro e difendere la prostituzione

Recensione di un compratore di sesso su una donna prostituita

19/04/2019

Alcuni degli attivisti pro-prostituzione sostengono di essere favorevoli alla parità dei sessi. Tra questi, troviamo quelli che si battono affinché il linguaggio sessista contro le donne nel mondo del lavoro venga sanzionato. È lodevole, davvero. Peccato, tuttavia, che nel contempo difendano la prostituzione ritenendola un lavoro come un altro.

Se un datore di lavoro cerca del personale e gli viene inviato il curriculum di una ragazza, ha il diritto di dire agli altri dipendenti: “Mi hanno inoltrato il curriculum di questa zoccola, date un’occhiata”? No. Verrebbe stigmatizzato anzitutto da coloro che credono nella parità dei sessi. Se in una rinomata gelateria entra un cliente, che dopo aver consumato recensisce il negozio su Internet, e riferendosi alle gelataie utilizza epiteti sessisti, le ragazze possono denunciarlo? Sì. A tal proposito, esistono dei risarcimenti.

Commento di un compratore di sesso

Nella prostituzione, gli insulti sessisti contro le donne sono all’ordine del giorno. Questi pochi screenshot sono niente in confronto alla mole raccolta sui vari siti di donne prostituite. I compratori di sesso le insultano e provano piacere nel farlo. Lo fanno con le ragazze sulla strada, con quelle nei bordelli e con qualsiasi donna coinvolta nel commercio sessuale. Difendere l’industria del sesso equivale ad accettare l’idea che il linguaggio misogino sia lecito, che epiteti come troia e puttana siano accettabili. E visto che vengono utilizzati in un contesto definito lavoro come un altro, che senso ha denunciarli quando vengono rivolti ad un’impiegata, per poi tacere quando sono indirizzati alle cosiddette “lavoratrici sessuali”?

La sessualità vissuta dai compratori di sesso è degradante per le donne prostituite

Recensione di un compratore di sesso su una donna prostituita per strada

18/04/2019

“me la sono pompata…prima di scoparla…prima di farsela sfondare”

Quando i compratori di sesso recensiscono le donne da cui comprano prestazioni sessuali, utilizzano espressioni che fanno pensare alla passività femminile. La vagina viene vista come un buco da “sfondare”, in modo che la virilità del maschio supremo resti intatta.
La sessualità di questi uomini vede al centro l’IO. Conta solo il loro punto di vista. Infatti non parlano di reciprocità, bensì di azioni compiute esclusivamente da loro. Vedono il sesso come un’arma di distruzione, di dominio. Si sentono dei dominatori, dei super maschi capaci di fare tutto. L’immagine della donna che si sono stampati in mente è quella di un contenitore vuoto che subisce e si adegua. Si chiama degradazione.

Nella prostituzione lo stupro diventa rassegnazione

Recensione di un compratore di sesso su una escort araba

18/04/2019

Il compratore di sesso è consapevole di esercitare una sorta di potere nei confronti della donna che vende prestazioni sessuali. Pagando, può farle quello che gli pare, visto che al centro dell’incontro vengono messi soltanto i suoi desideri. Sulla base di questo dato di fatto, ogni azione, perfino la più misogina e violenta, viene accettata come rischio del mestiere. Da ignobile danno fisico e psicologico, lo stupro passa prima come un furto e poi come una conseguenza inevitabile. Questo individuo ha dato per scontato che alla donna da cui ha comprato sesso piaccia essere brutalizzata. “Ma poi capisce che deve soffrire”…insomma, la rassegnazione nell’incontrare dei sadici stupratori è una prerogativa molto comune nella prostituzione, un lavoro come un altro che, però, ti porta a tessere dei rapporti con dei potenziali predatori sessuali.

Nella prostituzione contano solo i desideri del compratore

Recensione di un compratore di sesso su una diciannovenne prostituita

15/04/2019

Chi è ancora convinto che nella prostituzione esista il reciproco piacere di chi compra e di chi vende, farebbe bene a leggere lo screenshot soprastante. Abbiamo sempre evidenziato il fatto che i compratori di sesso mettano al centro soltanto i loro desideri sessuali, escludendo, di conseguenza, quelli delle donne prostituite.
Se li prendessero seriamente in considerazione, non vedrebbero i corpi femminili come masturbatori da cui ottenere prestazioni in cambio di denaro. Siccome chi vende, a detta loro, non conta nulla, il suo piacere può essere messo in secondo piano.
Nello screenshot che segue, abbiamo la conferma di quanto detto sopra:

Recensione di un compratore di sesso su una donna prostituita in un bordello in Germania

I compratori di sesso danno per scontato che i loro capricci vengano assecondati. Infatti il suddetto elemento non ha chiesto alla ragazza di poterle eiaculare in bocca, ma l’ha fatto senza alcuna esitazione, per poi scoprire che non le piaceva. Oltre ad essere violento, questo comportamente è una prova lampante della misoginia vigente nell’industria del sesso.


La lotta contro la violenza misogina non finisce con l’ostracismo dei pro-prostituzione

Manifestazione contro la prostituzione

14/04/19

È incredibile, ma i pro-prostituzione sono arrivati in massa sulla nostra pagina Facebook, L’industria del sesso è violenza (https://www.facebook.com/controlavenditadiesseriumani/), e hanno iniziato a segnalare tutti i post con gli screenshot delle recensioni dei compratori di sesso, in cui raccontano le violenze che perpetrano contro le donne prostituite. Facebook ha, infatti, cancellato molti degli screen, minacciando altresì di eliminare la pagina, che dopo la pubblicazione di questo articolo verrà nuovamente riattivata. Abbiamo deciso di dare voce ai “clienti” perché le loro testimonianze sono la dimostrazione inequivocabile della misoginia celata dietro l’industria del sesso. Ma siccome i paladini del “sex work” devono continuare a fingersi progressisti, cercano di silenziare anche le voci di chi è coinvolto in prima persona. Dunque il blog continuerà a divulgare gli screenshot di recensioni e commenti di compratori di sesso e di consumatori di pornografia, nonché studi di esperti e testimonianze di sopravvissute al commercio sessuale. Seguiteci!