Quella censura che asseconda misogini e violenti

È successo. Facebook ha eliminato la pagina L’industria del sesso è violenza. Dopo le segnalazioni partite da un gruppo di incel – che, guarda caso, si trovano d’accordo con gli/le attivisti/e pro-prostituzione – la pagina, che ormai aveva superato i 4000 iscritti, è stata oscurata, per poi essere eliminata definitivamente. Noi amministratrici e amministratori siamo state/i costrette/i a creare altre due pagine di riserva. Sebbene la seconda abbia superato i 900 iscritti, i contenuti pubblicati nella pagina ufficiale sono andati perduti. Centinaia di recensioni di compratori di sesso, testimonianze di donne prostituite sopravvissute alla tratta, ricerche, statistiche. Tutto è stato gettato nel cestino di Facebook. Siamo in preda allo sconforto, alla rabbia. Noi, che denunciamo da mesi cosa succede nell’industria del sesso, veniamo censurate/i, mente chi diffonde odio e misoginia supera i centomila iscritti.

Non riusciamo a comprendere il motivo per cui si è arrivati a questo punto. Davvero, è difficile accettare l’idea che qualcuno possa avere il potere di censurare chiunque abbia il coraggio di dire la verità su questo mondo. Abbiamo sempre pubblicato post con insulti ed altre offese offuscati per non violare il regolamento di Facebook. Eppure la censura è arrivata ugualmente. Per colpa di un branco di privilegiati/e che ci mettono lo slogan ma non il corpo, di umanoidi disadattati che sono così vili e ripugnanti da non essere in grado di instaurare un rapporto decente con le donne, visto che le considerano alla stregua degli oggetti.

Incel, redpillati, attivisti/e pro-prostituzione. Spaventati dalla verità. Terrorizzati dall’idea che la prostituzione venga vista come stupro a pagamento. Così pronti a difendere i compratori di sesso, nonostante le loro recensioni intrise di misoginia, da mettere in discussione le testimonianze delle donne sopravvissute facendo victim blaming. Si sono coalizzati in un unico calderone, anche se dichiarano di essere su fronti opposti. Quando si tratta dell’odio contro le donne e della loro riduzione a masturbatori viventi, però, sono tutti d’accordo. E nel calderone aggiungiamo anche i consumatori di pornografia, talmente ossessionati dal porno da rifiutare a priori qualsiasi critica al riguardo.

Misogini coesi, uniti dall’odio contro le donne e sostenuti da Facebook. Noi non ci fermeremo né ci faremo intimorire dal vostro comportamento vile e, per quanto neghiate, conservatore.

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