Sfasiamo il mito del buon cliente!

Copertina di un fumetto realizzato da Chester Brown

03/05/2019

Non so se sono tutti come me, probabilmente no, immagino che ce ne siano di pessimi e che non siano piacevoli da sopportare. Non nego che ci siano donne sfruttate ma non sono quelle alle quali mi sono rivolto io. Continuo a farlo ancora oggi. Mi piace. Sono le otto di sera, finisco il lavoro e poi vado a cena. Mi preparo con accuratezza. Faccio la barba, una doccia, metto abiti comodi e vado a incontrare una donna che per una cifra X fa sesso con me e poi mi accarezza, a lungo, e mi abbraccia come se io fossi la persona più importante di tutta la sua vita.
Presunta testimonianza di un compratore di sesso pubblicata sul blog Al di là del Buco

Edulcorare la figura del compratore di sesso, il cosiddetto “cliente”, è una delle prerogative degli attivisti pro-prostituzione, i quali, paradossalmente, si dichiarano paladini per i diritti delle donne e l’uguaglianza sociale. Spesso aprono dei blog e, smanettando un po’ sulla tastiera del computer, inventano storie colorite e rosee in cui gli uomini che comprano sesso figurano come dei buoni samaritani affettuosi e dolci in cerca di affetto. Inutile dire che non crediamo ad una sola parola di quanto viene pubblicato su quei siti. Tornando sempre alla summenzionata testimonianza (presunta) di quel compratore per il blog Al di là del Buco, c’è un passaggio che ci ha fatto riflettere e poi convenire sulla sua infondatezza:

La prima volta che andai con una prostituta per me fu come violare tutti i miei principi. Quelli che non ci vanno, per esempio, del “non averne bisogno” ne fanno un punto d’orgoglio. Sono gli uomini, per primi, per puro machismo, a porre uno stigma sugli uomini che vanno a puttane, perché andare a puttane sarebbe come essere un maschio inferiore, mancante di virilità, malato, comunque non adeguato ai loro standard. Questa è la favola che questi patriarchi si sono costruiti in testa, anche se poi sono più puttanieri loro di quanto non lo sia io. Sono sessisti, pagano una cena a una donna e pretendono sesso. La portano al cinema e poi pretendono sesso. Forse la sposano e la mantengono, perfino, e, comunque, pretendono sesso. Però essere puttanieri con un contratto socialmente riconosciuto fa di loro degli uomini migliori e invece quelli come me sono visti come maiali, pessimi, saremmo noi quelli che considerano le donne come merce.

Si tratta, ovviamente, di un ragionamento acritico e tutt’altro che corrispondente alla realtà. Innanzitutto non è assolutamente vero che gli uomini pongano uno stigma nei confronti dei compratori di sesso. Anzi, sono milioni di uomini ad avallare il fenomeno della prostituzione acquistando prestazioni per strada, nei bordelli, sui siti di escort e nelle mete del turismo sessuale. Esistono padri che portano i figli minorenni dalle donne prostituite perché “devono fare esperienza”, lavoratori che fanno una colletta per raggiungere una somma tale per cui pagare una escort per il compleanno del loro collega, gruppi di amici che festeggiano l’addio al celibato nei bordelli di Amsterdam.
Quelli che “non ne abbiamo bisogno” ostentano nel contempo il fatto di avere la “figa gratis”, riferendosi alle rispettive compagne o alle ragazze incontrate in discoteca. Si tratta pur sempre di oggettificazione, che è più o meno l’altra faccia della medaglia di quelli che “stare con una donna costa troppo perché devi pagarle la cena e mantenerla una volta sposati, meglio farsi una puttana, così sei più appagato e spendi di meno”. Questo tizio (ammesso che esista davvero), che utilizza termini come “partriarchi” e “sessisti”, non ha bisogno di un contratto per utilizzare le donne come merce. La differenza tra lui e quelli che disdegna è questa. Per dimostrare di essere degli uomini virili anziché “froci”, “checche” e “femminucce”, gli uomini vanno a prostitute e, nel recensirle, utilizzano il machismo più becero e sessista. Siti come GnoccaTravels, EscortAdvisor e Gnoccaforum ne sono la prova inconfuntabile.

La propaganda messa in atto dagli attivisti pro-prostituzione non è soltanto il frutto di una spaventosa malafede, ma anche nociva per le battaglie condotte dalle donne nel secolo scorso per avere dei diritti ed una parità sociale con gli uomini. Non si può liquidare la questione con il luogo comune “è il mestiere più antico del mondo”, considerato che è una castroneria enorme. Essendo esentate da qualsivoglia lavoro produttivo, le donne che non volevano sposarsi né avere figli dovevano pur mettere il pane a tavola, e quindi la prostituzione era la cosiddetta “ultima spiaggia”. Infatti non risulta che secoli addietro agli uomini che ricevevano un’istruzione e l’accesso a prestigiose carriere venisse offerta la prostituzione come fonte di reddito. Succedeva, guarda caso, a chi il diritto all’istruzione e alla carriera produttiva veniva negato: alle donne. Dunque non è il mestiere più antico, ma l’oppressione più antica.
I governi dei Paesi che l’hanno regolamentata ritengono di averlo fatto per garantire alle donne prostituite controlli e tutele, dato che rischiano di essere stuprate, picchiate o uccise. Se esiste un rischio simile non è certamente colpa di un macchinario utensile o di un muro costruito approssimativamente, bensì di un uomo in carne e ossa che perpetra azioni misogine quali la violenza sessuale e il femminicidio. Da un lato si riconosce la pericolosità del compratore come potenziale violentatore e femminicida, ma dall’altro non lo si vuole criminalizzare. Questa contraddittorietà incrina fortemente l’idea del cliente buono e rispettoso designata dai pro-prostituzione.
Definire rispettoso un compratore di sesso equivale a definire tale un serial killer che uccide le sue vittime in modo indolore. Quale rispetto può avere un uomo che pur di soddisfare i propri desideri sessuali paga una donna perché metta da parte i suoi, abusando così del potere conferitogli dai soldi? Ciò che hanno in tasca li fa sentire potenti, inattaccabili. Una donna bisognosa, specialmente se straniera o madre disoccupata, in assenza di aiuti da parte delle Istituzioni, diventano gli oggetti sessuali di questi uomini meschini e viscidi, ai quali viene addirittura offerto il privilegio di recensirle su Internet con insulti ed espliciti riferimenti alla violenza sessuale. Poi ci sono quelli che scoprono situazioni di sfruttamento e di tratta ma che comprano lo stesso le prestazioni, perché il bisogno di raggiungere l’orgasmo vale più della dignità delle donne che utilizzano. Altri ancora, invece, decidono di starne fuori, fingendo che non stia accadendo niente di sbagliato.

La principale causa di morte delle donne prostituite riguarda i compratori di sesso. Talvolta le uccidono dopo averle stuprate perché non hanno eseguito la prestazione secondo i canoni richiesti, talaltra le soffocano durante una pratica sessuale estrema. Costituendo la principale causa di decessi tra le prostituite, fanno sì che il mito realizzato in loro favore venga visto per ciò che realmente è: una menzogna.
Continueranno a vedere le donne come masturbatori viventi. Dalla loro parte avranno i misogini più incalliti, inclusi gli attivisti pro-prostituzione, che pur di proteggere i loro pupilli non faranno altro che inveire contro lo “stigma” delle persone abolizioniste di fronte all’ennesima donna stuprata ed assassinata da un uomo coinvolto nel commercio sessuale.
Il mito del buon cliente è un’invenzione misogina per mandare avanti un fenomeno globale su cui si basano miliardi di introiti. Sfasiamolo!


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