La prostituzione non è mai stata il mestiere più antico del mondo

Ritratto di un bordello

Discutere di prostituzione con i suoi fautori è ormai diventato noioso e deprimente, dal momento che le loro argomentazioni partono da quelle dei conservatori di destra, con la solfa “Si tratta del mestiere più antico del mondo, lo Stato tassa e le donne sono protette e controllate dai medici”, fino ad arrivare a quelle dei presunti militanti di sinistra e delle attiviste che diffondono slogan come “Il corpo è mio e lo gestisco io” e utilizzano i termini empowering e sex work. Ma il contesto della prostituzione non è inerente né ai lavori più antichi né all’autodeterminazione dell’individuo. Se consideriamo il contesto storico e culturale dell’umanità, soltanto la disonestà intellettuale può portarci alle conclusioni dei pro-prostituzione.

LE PROSTITUTE SACREIN MESOPOTAMIA ( XVIII secolo a.C.)

Il ruolo della donna in Mesopotamia consisteva nell’essere la figlia del padre e la moglie del marito. Le donna veniva addestrata fin dall’infanzia per essere confinata nei ruoli di moglie, madre e curatrice della casa, e raramente poteva partecipare attivamente all’interno della società. Se lavorava fuori dalle mura di casa il suo lavoro consisteva in un’estensione delle mansioni domestiche (cucinare, a produrre la birra, macinare il grano, filare e tessere).
La sua “indipendenza” finiva con le conoscenze sulla gravidanza, grazie alle quali poteva diventare ostetrica o creare farmaci che impedivano la gestazione o procuravano aborti.
Quando raggiungeva l’età della pubertà, per la società era già in età da marito. Veniva letteralmente vendute dal padre e comprata dal futuro marito. Se il promesso sposo moriva prima della cerimonia, era costretta a sposare il fratello di lui o un altro suo parente. Se trascurava la casa o disonorava il consorte, veniva punita con la morte per annegamento.
Le donne che rifiutarono l’istituzione del matrimonio vennero ripudiate dalle famiglie ed usate come schiave del sesso. Ecco chi erano le “prostitute sacre”. Furono definite tali per evitare che la morale dell’epoca potesse condannare questa forma di sfruttamento. Infatti ricevevano i “clienti”, tra cui forestieri e stranieri in visita, in un tempio sacralizzato, dove incarnavano il ruolo di Ištar, la dea dell’amore, della fertilità e dell’erotismo. Gli uomini che le stupravano pagavano con denaro o vari prodotti. Si diceva che fosse un’offerta alla dea, ma sappiamo che dietro di essa c’era il compenso per le prestazioni sessuali ricevute.

LA PROSTITUZIONE NELL’ANTICA GRECIA

Nella fallocratica Grecia i cittadini ricchi potevano comprare sia donne che uomini, a patto che fossero schiavi o cittadini liberi, per usarli come oggetti sessuali “passivi”. C’erano anche i bordelli, diversi dai tempi descritti sopra per le modalità ma con lo stesso scopo. Anche se c’erano casi di prostitute e prostituti indipendenti, la stragrande maggioranza finiva coinvolta nel commercio del sesso a causa della povertà o della schiavitù.

LA PROSTITUZIONE NELL’ANTICA ROMA

Le prostitute nell’antica Roma erano tutte schiave o ex-schiave. Chi comprava le loro prestazioni sessuali doveva però attenersi ai codici della morale dell’epoca, quindi era obbligato a moderarsi.

Proseguire sarebbe superfluo. Questi tre esempi bastano e avanzano per affermare con serenità che la prostituzione non è mai stata il mestiere più antico del mondo, bensì l’oppressione più antica. I miestieri più antichi riguardavano l’agricoltura, la caccia, la pesca, la tessitura, la costruzione di case, l’allevamento. Chi finiva a vendere prestazioni sessuali era uno scarto della società, oppresso in quanto schiavo o cittadino povero. Chi invece acquistava sesso era ricco e potente, e si eccitava nel manifestare il suo potere umiliando i più deboli attraverso la prevaricazione sessuale, un po’ come fanno i compratori di sesso odierni quando recensiscono le violenze perpetrate contro le donne prostituite sui siti di escort. Al di là dell’ingannevole ideologia e dei borghesi luoghi comuni, la verità è questa. E grida giustizia.

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Il maschio italico e il suo odio verso le donne che emergono

10/06/2019

Sul web si discute dei mondiali di calcio femminile, in cui l’Italia ha vinto all’esordio sconfiggendo l’Australia a 2-1. C’è chi, come me, ne gioisce; e chi, come i classici maschi italici, si indigna e riversa tutto il suo livore su Facebook o Twitter.

“Inguardabile”, “Stanno abbandonando la loro femminilità per copiarci”, “Mi rifiuto di pagare Sky per finanziare questa roba”, “Sarebbe gravissimo se raggiungessero lo stesso stipendio dei calciatori maschi”, “Dovrebbero fare una partita contro una squadra maschile, così vedi come perdono e capiscono che tutto ciò è ridicolo”. Sono solo alcuni dei mille e passa commenti rilasciati sotto i post delle pagine che hanno parlato della partita. Sono anche volati gli epiteti sessisti, ma abbiamo scelto di non menzionarli.

Questi uomini hanno dimostrato di temere l’emancipazione femminile e l’idea stessa di parità sociale, che di conseguenza include anche l’ambito dello sport. Si sentono in dovere di sentenziare, di stabilire cosa dovrebbero fare le donne. Sono dei bulletti misogini che utilizzano la forza fisica per manifestare la loro presunta superiorita. Che le strutture muscolari femminili e maschili siano diverse è fuori discussione. Infatti le competizioni sportive femminili esistono perché a partecipare siano solo le donne. Quindi la domanda è d’uopo: perché gli uomini devono mettere il becco anche dove non c’entrano niente? Nessuna donna viene a sindacare sul calcio maschile scrivendo le oscenità di cui questi fenomeni si sono resi autori sui social network.

Sono uomini misogini che non tollerano l’uguaglianza sociale. L’idea che una professionista del calcio possa guadagnare lo stesso stipendio di un giocatore maschio li ripugna a tal punto che gridano allo scandalo. Ma se una donna prostituita guadagna più di un operaio o di un impiegato non battono ciglio. Perché? Perché svuota i loro testicoli. Ecco da dove nasce la rabbia dei maschi italici: dall’idea che le donne scelgano professioni intellettuali e/o sportive attraverso cui realizzarsi, sfuggendo così allo sfruttamento riproduttivo e sessuale, nonché all’ornamento sessualizzato per i conduttori televisivi e il pubblico maschile di Ciao Darwin. Donne che rinunciano alla costruzione sociale della femminilità per scegliere altro con cui autodeterminarsi.

La donna nel campo da calcio non va bene, li infastidisce. Meglio nella vetrina di un bordello di De Wallen. Qualsiasi cosa fatta da una donna indigni il maschio italico significa che è giusta e che, quindi, bisogna proseguire. Evviva le azzurre!

Gli italioti e la loro concezione del decoro

1/06/2019

Da qualche mese alcuni comuni italiani hanno iniziato a sanzionare i compratori di sesso che vengono colti mentre acquistano prestazioni per strada. Iniziativa giusta e lodevole, se non fosse che vengono spesso punite anche le donne prostituite. La motivazione? La salvaguardia del decoro delle strade. Molti dei sindaci italiani che approvano le ordinanze contro la prostituzione si esprimono con una retorica intrisa di banalità trite e ritrite: “Le strade devono essere decorose”, “I bambini non possono vedere certe cose”, “Facciamo brutta figura coi turisti”.

Nel commentare le notizie, i nostri connazionali sostengono di essere preoccupati per i bambini residenti nelle vie in cui le donne si prostituiscono perché potrebbero vedere cose in grado di turbarli psicologicamente. Ma, a differenza dei sindaci che incoraggiano le sanzioni, propongono l’alternativa della riapertura delle case chiuse. Così il degrado verrebbe rinchiuso in quattro mura e loro si ritroverebbero con la coscienza a posto. Dicono di volere delle strade decorose, pulite.

Gli italioti non fanno il minimo sforzo per comprendere che il decoro è l’ultima cosa di cui dovrebbero preoccuparsi, dal momento che ad essere più urgenti sono lo sfruttamento sessuale, la tratta, le ragazze minorenni sulle tangenziali, le nigeriane importate come oggetti, i danni fisici e psicologici causati dai continui abusi, la misoginia dei “clienti”, i papponi e la malavita. Insomma, tutti fattori allarmanti che, però, vengono messi in secondo piano quando l’italiota di turno decide di occuparsi dell’ultimo dei problemi. L’importanza della lotta alla prostituzione non riguarda il decoro delle strade, ma la fine della violenza sessuale contro le donne con una situazione economica precaria o totalmente disastrosa. Prendere il degrado e metterlo in una struttura non lo elimina affatto. E quei bambini, da adulti, diventeranno i nuovi frequentatori del bordello. Quando sono piccoli, li vogliono puri ed innocui. Quando crescono, possono anche diventare dei mostri che vedono le donne come dei sex toys dentro cui masturbarsi.

Morale della favola? Gli italioti sono legati più a un pezzo di asfalto che al dramma vissuto dalle donne coinvolte nell’industria del sesso. D’altro canto, non dovremmo stupircene, poiché questa è una società che vede le donne come oggetti riproduttivi e sessuali, e che dimostra più empatia verso un marciapiede piuttosto che nei confronti di una prostituita.

Caro Matteo Salvini, una donna non è una canna

10/05/2019

La droga fa male, se vogliamo legalizzare qualcosa, legalizziamo la prostituzione, perché fare l’amore fa bene.”

Caro Matteo Salvini,
non ce la farai mai. Nonostante tu sia Vicepresidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, ruolo che comporta grandi responsabilità, non riuscirai mai ad avere una visione aperta nei confronti delle donne. Ultimamente te ne sei uscito con frasi come la summenzionata in relazione all’argomento sulla legalizzazione della cannabis. Farsi una canna fa male. Farsi una donna, invece, fa bene. La canna, che viene usata come strumento di svago, fa male. La donna, che viene usata come strumento di svago, fa bene. Ma c’è una grossa differenza tra la cannabis e una donna: la prima è una pianta, la seconda è un essere umano. La prima dà i cosiddetti effetti da “sballo“, mentre la seconda dà orgasmi agli uomini mettendo da parte i suoi desideri sessuali. E, siccome il sesso fa bene, deve fare bene ad entrambe le persone coinvolte. Non è, a ragion veduta, il caso della prostituzione, dal momento che il compratore paga per usare il corpo della donna, riducendola a un oggetto.

Il sesso, se così vogliamo definirlo nell’ambito della prostituzione, fa bene solo ai compratori di sesso, i quali, recensendo le donne da cui comprano prestazioni, ammettono chiaramente che al centro c’è stato soltanto il loro piacere. Quale reciprocità c’è nel consenso sessuale acquistato? Quale scambio di piacere vedi nell’assecondare le pulsioni di chi compra e mettere da parte le proprie?
E tu sei quello che millanta di voler combattere la violenza contro le donne. In che modo? Ghettizzandole nei bordelli? Continuando a dare a quei misogini di GnoccaTravels e GnoccaForum la possibilità di comprare sesso? Leggi le loro recensioni. Fatti un’idea dell’immagine che hanno delle donne, delle offese sessiste e degradanti rivolte nei loro confronti, della consapevolezza di trattarle come fossero oggetti usa e getta.
Perché se per te far sesso equivale ad essere degradate ed insultate sui siti di recensioni, allora significa che a stare bene saranno solo gli uomini. Uomini che con le donne non sanno instaurare alcuna relazione, se non quella basata sul potere: io pago, tu ti prostri.

D’altronde, da te non potevamo aspettarci miglioramenti dopo la bambola gonfiabile sfoggiata per insultare Laura Boldrini e la frase sessista rivolta a Pamela Anderson in risposta alle sue osservazioni politiche. Infatti non hai mai nascosto l’idea di vendere le donne agli uomini nelle case chiuse, e ti sei vilmente trincerato dietro la scusa della tutela delle strade, che devono essere belle e decorose, mentre il degrado va occultato in quattro mura.
Agli uomini fa male fumare le canne ma fa bene usare le donne come masturbatori personali.
Un ragionamento tipicamente maschile, quindi niente di nuovo.
Dalla tua parte avrai i sedicenti militanti di sinistra e i bravi paparini di famiglia che la domenica andranno a messa e la sera usciranno per comprare i corpi delle donne.
Ma ricorda: le donne non sono oggetti sessuali.

Quella correlazione tra pornografia e prostituzione che molti rifiutano di vedere

07/05/2019

Esistono persone contrarie alla prostituzione ma favorevoli alla pornografia. La motivazione? Secondo loro, nel caso della prostituzione, le donne (che rappresentano la stragrande maggioranza delle persone coinvolte nell’industria del sesso) mettono da parte i propri desideri sessuali per soddisfare quelli dei compratori, cosa che non accarebbe nel caso della pornografia, in cui gli attori si scambierebbero reciproco piacere e mostrerebbero una sessualità paritaria. Addirittura c’è chi sostiene che i due settori non abbiano niente in comune. Ovviamente noi riteniamo che la verità sia un’altra, ossia che pornografia e prostituzione siano strettamente correlate tra loro, e nel prosieguo forniremo 6 motivazioni che ci hanno portato verso questa conclusione.

1. LA MERCIFICAZIONE

Come nella prostituzione, due persone hanno rapporti sessuali in cambio di denaro. Non è detto che si piacciano, ma non importa: i soldi compensano tutto.

2. L’ESCLUSIONE DEI PROPRI DESIDERI SESSUALI

È il pornografo a decidere lo svolgimento delle scene, la loro durata e le pratiche da assegnare agli “attori”. Può decidere che vengano girate scene di sesso anale per 2 ore di fila (chi guarderà il filmato ne vedrà circa 15 minuti) e nessuna delle due persone coinvolte può contestare – molte donne prendono degli anestetizzanti per sopportare il dolore fino alla fine delle riprese.

3. GLI INSULTI SESSISTI CONTRO LE DONNE

Leggendo le recensioni pubblicate dai “clienti” delle donne prostituite su siti come GnoccaTravels GnoccaForum, non si può non notare la spaventosa quantità di insulti sessisti rivolti contro di loro. Gli “attori” porno di sesso maschile insultano le “colleghe” durante le riprese con epiteti del tipo: zoccola, puttana, cagna. Dovendo dare una descrizione del prodotto venduto, gli stessi pornografi si esprimono così: “In questo film troie calde vengono scopate da cazzoni lunghi e duri“.

4. L’ECCITAZIONE NELLA VIOLENZA SESSUALE

Come abbiamo dimostrato in un nostro articolo sulla pornografia, nelle scene lo stupro viene erotizzato. I pornografi scrivono sceneggiature in cui le casalinghe vengono violentate dai mariti padroni, le prigioniere di guerra dai soldati e le ragazzine da parenti o professori. Nel porno mainstream, per esempio, troviamo l’abuso di potere da parte del maschio che, seguendo lo stereotipo della parte “attiva” della coppia, brutalizza, rivolgendosi a lei con epiteti misogini, la “cara collega”, a cui peraltro schizza dello sperma in faccia mentre è in ginocchio, un palese segno della sottomissione femminile. Infatti è sempre l’orgasmo maschile ad avere l’ultima parola. Succede anche nella prostituzione, dove, stando alle recensioni dei compratori, ci si eccita nel sentire la donna mugulare per il dolore provocato da 20 minuti di sesso anale violento.

5. SEMPRE PIÙ RICHIESTE DI CANONI ESTETICI PRESENTI NELLA PORNOGRAFIA

In molti bordelli gli addetti alla reception ricevono da parte dei compratori richieste di donne giovani con seni molto prosperosi,  “labbroni a canotti” (o “da pompinara”), glutei abbondanti e sodi e totale depilazione delle parti intime. L’ex addetta alla reception di un bordello australiano ha raccontato come le donne prostituite lì si sottopongano ad interventi di chirurgia estetica, spendendo la maggior parte dei loro guadagni, per incrementare la domanda. Ogni anno il numero di donne che usano la chirurgia estetica per rispecchiare determinati canoni nell’industria del sesso in cui sono coinvolte è in forte crescita. Più somigliano alle “attrici” hard che alimentano le fantasie maschili, più aumenta la domanda.

6. L’EMULAZIONE

Ci sono bordelli nelle cui camere piazzano degli schermi sui quali trasmettere le scene di un film porno. Tale trovata non serve né a creare la “giusta atmosfera” né ad eccitare le persone che vi entrano. Molte donne prostituite lamentano il fatto che i compratori vogliano emulare la performance trasmessa sullo schermo. Pretendono determinate posizioni, sesso orale violento (con tanto di conati di vomito e soffocamenti) e brutali penetrazioni anali.
Se non eseguono perfettamente quanto è stato richiesto, vengono svilite e criticate alla reception. L’ego maschile che si alimenta grazie all’immagine del maschio virile che domina la femmina passiva, immagine ampiamente diffusa dalla porno mainestream.
Dando un’occhiata alle recensioni pubblicate su GnoccaTravels o GnoccaForum, infatti, sembra di leggere i riassunti di scene pornografiche, con gli stessi insulti misogini con i quali gli “attori” maschi degradano le loro “colleghe”.

Chi continua a sostenere che pornografia e prostituzione siano due mondi a parte dovrebbe analizzare entrambe più a fondo, per capire che sono due facce della stessa medaglia.

Sfasiamo il mito del buon cliente!

Copertina di un fumetto realizzato da Chester Brown

03/05/2019

Non so se sono tutti come me, probabilmente no, immagino che ce ne siano di pessimi e che non siano piacevoli da sopportare. Non nego che ci siano donne sfruttate ma non sono quelle alle quali mi sono rivolto io. Continuo a farlo ancora oggi. Mi piace. Sono le otto di sera, finisco il lavoro e poi vado a cena. Mi preparo con accuratezza. Faccio la barba, una doccia, metto abiti comodi e vado a incontrare una donna che per una cifra X fa sesso con me e poi mi accarezza, a lungo, e mi abbraccia come se io fossi la persona più importante di tutta la sua vita.
Presunta testimonianza di un compratore di sesso pubblicata sul blog Al di là del Buco

Edulcorare la figura del compratore di sesso, il cosiddetto “cliente”, è una delle prerogative degli attivisti pro-prostituzione, i quali, paradossalmente, si dichiarano paladini per i diritti delle donne e l’uguaglianza sociale. Spesso aprono dei blog e, smanettando un po’ sulla tastiera del computer, inventano storie colorite e rosee in cui gli uomini che comprano sesso figurano come dei buoni samaritani affettuosi e dolci in cerca di affetto. Inutile dire che non crediamo ad una sola parola di quanto viene pubblicato su quei siti. Tornando sempre alla summenzionata testimonianza (presunta) di quel compratore per il blog Al di là del Buco, c’è un passaggio che ci ha fatto riflettere e poi convenire sulla sua infondatezza:

La prima volta che andai con una prostituta per me fu come violare tutti i miei principi. Quelli che non ci vanno, per esempio, del “non averne bisogno” ne fanno un punto d’orgoglio. Sono gli uomini, per primi, per puro machismo, a porre uno stigma sugli uomini che vanno a puttane, perché andare a puttane sarebbe come essere un maschio inferiore, mancante di virilità, malato, comunque non adeguato ai loro standard. Questa è la favola che questi patriarchi si sono costruiti in testa, anche se poi sono più puttanieri loro di quanto non lo sia io. Sono sessisti, pagano una cena a una donna e pretendono sesso. La portano al cinema e poi pretendono sesso. Forse la sposano e la mantengono, perfino, e, comunque, pretendono sesso. Però essere puttanieri con un contratto socialmente riconosciuto fa di loro degli uomini migliori e invece quelli come me sono visti come maiali, pessimi, saremmo noi quelli che considerano le donne come merce.

Si tratta, ovviamente, di un ragionamento acritico e tutt’altro che corrispondente alla realtà. Innanzitutto non è assolutamente vero che gli uomini pongano uno stigma nei confronti dei compratori di sesso. Anzi, sono milioni di uomini ad avallare il fenomeno della prostituzione acquistando prestazioni per strada, nei bordelli, sui siti di escort e nelle mete del turismo sessuale. Esistono padri che portano i figli minorenni dalle donne prostituite perché “devono fare esperienza”, lavoratori che fanno una colletta per raggiungere una somma tale per cui pagare una escort per il compleanno del loro collega, gruppi di amici che festeggiano l’addio al celibato nei bordelli di Amsterdam.
Quelli che “non ne abbiamo bisogno” ostentano nel contempo il fatto di avere la “figa gratis”, riferendosi alle rispettive compagne o alle ragazze incontrate in discoteca. Si tratta pur sempre di oggettificazione, che è più o meno l’altra faccia della medaglia di quelli che “stare con una donna costa troppo perché devi pagarle la cena e mantenerla una volta sposati, meglio farsi una puttana, così sei più appagato e spendi di meno”. Questo tizio (ammesso che esista davvero), che utilizza termini come “partriarchi” e “sessisti”, non ha bisogno di un contratto per utilizzare le donne come merce. La differenza tra lui e quelli che disdegna è questa. Per dimostrare di essere degli uomini virili anziché “froci”, “checche” e “femminucce”, gli uomini vanno a prostitute e, nel recensirle, utilizzano il machismo più becero e sessista. Siti come GnoccaTravels, EscortAdvisor e Gnoccaforum ne sono la prova inconfuntabile.

La propaganda messa in atto dagli attivisti pro-prostituzione non è soltanto il frutto di una spaventosa malafede, ma anche nociva per le battaglie condotte dalle donne nel secolo scorso per avere dei diritti ed una parità sociale con gli uomini. Non si può liquidare la questione con il luogo comune “è il mestiere più antico del mondo”, considerato che è una castroneria enorme. Essendo esentate da qualsivoglia lavoro produttivo, le donne che non volevano sposarsi né avere figli dovevano pur mettere il pane a tavola, e quindi la prostituzione era la cosiddetta “ultima spiaggia”. Infatti non risulta che secoli addietro agli uomini che ricevevano un’istruzione e l’accesso a prestigiose carriere venisse offerta la prostituzione come fonte di reddito. Succedeva, guarda caso, a chi il diritto all’istruzione e alla carriera produttiva veniva negato: alle donne. Dunque non è il mestiere più antico, ma l’oppressione più antica.
I governi dei Paesi che l’hanno regolamentata ritengono di averlo fatto per garantire alle donne prostituite controlli e tutele, dato che rischiano di essere stuprate, picchiate o uccise. Se esiste un rischio simile non è certamente colpa di un macchinario utensile o di un muro costruito approssimativamente, bensì di un uomo in carne e ossa che perpetra azioni misogine quali la violenza sessuale e il femminicidio. Da un lato si riconosce la pericolosità del compratore come potenziale violentatore e femminicida, ma dall’altro non lo si vuole criminalizzare. Questa contraddittorietà incrina fortemente l’idea del cliente buono e rispettoso designata dai pro-prostituzione.
Definire rispettoso un compratore di sesso equivale a definire tale un serial killer che uccide le sue vittime in modo indolore. Quale rispetto può avere un uomo che pur di soddisfare i propri desideri sessuali paga una donna perché metta da parte i suoi, abusando così del potere conferitogli dai soldi? Ciò che hanno in tasca li fa sentire potenti, inattaccabili. Una donna bisognosa, specialmente se straniera o madre disoccupata, in assenza di aiuti da parte delle Istituzioni, diventano gli oggetti sessuali di questi uomini meschini e viscidi, ai quali viene addirittura offerto il privilegio di recensirle su Internet con insulti ed espliciti riferimenti alla violenza sessuale. Poi ci sono quelli che scoprono situazioni di sfruttamento e di tratta ma che comprano lo stesso le prestazioni, perché il bisogno di raggiungere l’orgasmo vale più della dignità delle donne che utilizzano. Altri ancora, invece, decidono di starne fuori, fingendo che non stia accadendo niente di sbagliato.

La principale causa di morte delle donne prostituite riguarda i compratori di sesso. Talvolta le uccidono dopo averle stuprate perché non hanno eseguito la prestazione secondo i canoni richiesti, talaltra le soffocano durante una pratica sessuale estrema. Costituendo la principale causa di decessi tra le prostituite, fanno sì che il mito realizzato in loro favore venga visto per ciò che realmente è: una menzogna.
Continueranno a vedere le donne come masturbatori viventi. Dalla loro parte avranno i misogini più incalliti, inclusi gli attivisti pro-prostituzione, che pur di proteggere i loro pupilli non faranno altro che inveire contro lo “stigma” delle persone abolizioniste di fronte all’ennesima donna stuprata ed assassinata da un uomo coinvolto nel commercio sessuale.
Il mito del buon cliente è un’invenzione misogina per mandare avanti un fenomeno globale su cui si basano miliardi di introiti. Sfasiamolo!


Turismo sessuale minorile: smettiamola di voltarci dall’altra parte

Illustrazione di Hanna Barczyk per NPR

29/04/2019


Le stime della onlus Ecpat, Ending Child Sexual Exploitation riportano, sulla base di un’analisi pluridecennale, che l’Italia detiene il primato per il turismo sessuale nelle classifiche mondiali. Sono circa 80mila gli italiani che ogni anno acquistano sesso durante un viaggio di lavoro o una vacanza. Le indagini svolte dai membri della onlus hanno anche consentito di scoprire che molto spesso il commercio del sesso si concentra sui soggetti minorenni: adolescenti e bambini.

I Paesi più ambiti sono: Brasile, Kenya, Moldavia, alcuni Paesi dell’Europa orientale e la Thailandia. I “turisti”, ai quali noi preferiamo affibbiare l’etichetta pedofili stupratori, sono di età compresa fra i 30 e i 50 anni, con un buon titolo di studio e un lavoro facoltoso.
Si tratta di single, fidanzati, sposati, con dei figli che li aspettano a casa.
Non accetterebbero neanche lontanamente l’idea che sui loro bambini venissero perpetrati degli abusi sessuali, né farebbero mistero di un legittimo, comprensibile desiderio di rivalsa nei confronti dei colpevoli.
Ma non si fanno scrupoli a violentare a pagamento dei ragazzini e delle ragazzine di 7-8 anni per una cifra equivalente a 5 euro. Le loro vite con contano. Perché appartengono ad un paese povero, perché le loro famiglie li vendono come fossero oggetti sulla bancarella di un mercato, perché nessuno si prende cura dei loro diritti. Sono i figli di nessuno, ma diventano proprietà degli uomini italiani facoltosi che sfuttano le situazioni di povertà e di degrado culturale del luogo in cui decidono di mettere in mostra il loro potere vigliacco e violento.

Ma come fanno ad arrivare ai soggetti minorenni? Che l’industria del sesso sia un fenomeno a livello globale non ci sono più dubbi, per cui potremmo porre domande del tipo “come fanno i ‘clienti’ a raggiungere le donne vittime di tratta?”
Quando un’industria produce, esattamente come nel caso di specie, si crea il cosiddetto giro di affari, e, in concomitanza, le voci viaggiano e si diffondono fino ad arrivare alle orecchie dei diretti interessati. Non è difficile. Nel caso delle donne prostituite per strada o nei bordelli, esistono siti come GnoccaTravels, dove i compratori di sesso recensiscono le loro “prodezze” compiute nelle mete del turismo sessuale, riportando i prezzi e la qualità delle prestazioni offerte dalle donne. Nel caso del del turismo sessuale minorile, invece, uno dei mezzi di divulgazione più utilizzati è il dark web, ossia il lato oscuro del web, cui si accede tramite software e programmi con rigide procedure di accesso. I trafficanti caricano del materiale pedopornografico su alcuni siti, aggiungendo email o link con cui contattarli. Talvolta pubblicano dei veri e propri cataloghi con foto, età e caratteristiche fisiche ed etniche dei bambini che vendono.
Come abbiamo detto sopra, non è difficile. Se il commercio consente di ottenere ingenti guadagni, chi lo gestisce cerca di accrescerlo. L’unico modo per riuscirci è avere un alto tasso di compratori. E poiché l’industria del sesso è molto fruttuosa, dobbiamo convenire che i suoi finanziatori sono moltissimi.

L’Ecpat, Ending Child Sexual Exploitation ha concluso la sua indagine riportando che il 95% di coloro che usufruiscono del turismo sessuale è di sesso maschile. Ancora una volta, ma senza alcuno stupore, constatiamo che questo fenomeno sussiste a causa degli uomini.
Gli uomini l’hanno fatto nascere e solo gli uomini potranno porvi fine. Se non c’è domanda, decade l’offerta. Ma nell’industria del sesso la domanda c’è ed è molto alta, come dimostra l’allarmante dato degli 80mila italiani coinvolti.
Abbiamo a che fare con degli uomini di grande cultura, esercitanti di facoltose professioni.
Li incrociamo per strada, in comune, nei negozi, al bar; ceniamo accanto al loro tavolo del ristorante, li urtiamo per caso al supermercato; li chiamiamo professore, avvocato, dottore, giudice, zio, frattello, nonno, papà.
Sono feroci uomini ordinari, predatori sessuali e deturpatori della dignità altrui, che sradicano l’innocenza e divorano l’infanzia dei bambini. Non possiamo più voltarci dall’altra parte. Sono tra noi. Fanno parte del tessuto sociale. Votano, lavorano e hanno una famiglia.
Sono lupi travestiti da agnello. I bambini girano in mezzo a loro, come vittime ignare del morso fatale che porterà via la loro innocenza.
Non possiamo più voltarci dall’altra parte. Non più.